Immigrato

Titolo: Immigrato (Salah Methnani, Mario Fortunato, 1990)

Questo libro è uno dei primi veri esempi di letteratura dell’immigrazione in Italia, genere che è andato a riempire gli scaffali delle librerie a partire dalla fine degli anni 80. Tahar Ben Jalloun aveva vinto il premio Gouncourt nel 1988, e i suoi libri cominciavano ad essere tradotti in italiano.
I mutamenti sociali dovuti all’arrivo di migranti da popoli una volta lontani sia geograficamente che politico-culturalmente, si facevano sentire, e necessitavano di essere raccontati e messi in evidenza, ormai la migrazione era un fenomeno inarrestabile e in pieno svolgimento.

1986-1987, ultimo anno accademico per Salah, si laurea in lingue e letterature straniere moderne e decide di farsi un viaggio in Italia.
Le immagini dell’occidente, che circolavano fra i suoi amici nei caffè tunisini, erano immagini dorate: si trova facilmente lavoro, ci sono donne molto disponibili e uomini spesso omosessuali(hsan) e che quindi non approfittavano di tanta abbondanza femminile.
A partire da Mazara del Vallo, per poi salire su, fino al nord italia (Palermo, Roma, Firenze, Milano, Padova), la realtà che va incontrando, gli fa cadere tutti i suoi miti sull’occidente. La sua laurea non viene riconosciuta, nonostante gli abbiano detto che era sufficiente un certificato tradotto in italiano.
Il viaggio assume una nuova connotazione: non è più solo un ragazzo che gira per conoscere il mondo, prenderà le sembianze di un viaggio da migrante africano, alla ricerca di lavori di fortuna per sopravvivere, in un costante bisogno di adattamento, persino un adattamento linguistico: nonostante la laurea, nonostante un buon italiano, dovrà mimare persino la cadenza del vu cumprà, per riuscire a vendere qualche accendino. D’altronde, di fronte ai molteplici dialetti italiani, gli immigrati si sono creati una specie di lingua franca, con la quale si deve comunicare e approcciare con i cittadini del paese ospitante, quasi realizzando in un certo senso le aspettative di essi nei loro confronti.
Nel suo diario annota tutto, a cadenza irregolare, ma scrivendo fatti significativi e non; conosce degli immigrati e le loro storie, inevitabilmente entra in contatto col mondo della droga (proverà le canne e l’eroina), non vi permane comunque a lungo. Cerca di conoscere anche qualche ragazza, rimedia un paio di appuntamenti, ma non va oltre. Attorno a lui invece, qualcuno pur di guadagnare, si presta a degli occidentali omosessuali che promettono un gruzzolo decente.
L’esplorazione mutata in migrazione, gli permette di acquisire una consapevolezza che gli farà esclamare “Mi sono rotto degli immigrati”, non riesce ad accettare di essere visto come un extracomunitario, in fondo; ma al ritorno in tunisia, non riesce nemmeno più a sentirsi in casa sua; rimane certamente plasmato nell’identità da questo viaggio.
Immigrato, scritto a “quattro mani” da Mario Fortunato e Salah Methnani, pubblicato dalla
casa editrice Theoria nel settembre del 1990 e riedito nei Tascabili Bompiani nel 2006, è un testo esemplare della configurazione di genere nella narrativa di migrazione. Va comunque detto che alcuni fatti narrati sono inventati, oppure vissuti da Methnani stesso, ma attribuiti ad altri protagonisti; infatti gli autori scelsero di dare al testo una connotazione di fiction letteraria.
Un italiano con notevoli mescolanze di linguaggio popolare e l’inserimento (per tenere viva l’immagine del paese d’origine) di parole e parolacce arabe(spiegate comunque in italiano),con l’intento di realizzare una forma di integrazione, o almeno di accoglienza, di disponibilità psicologica all’ attenzione per l’altro, individuale o soggettiva che sia.

Immigrato ha vinto nel 1990 il Premio Internazionale Pier Paolo Pasolini.

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