L’amnesia libanese nei confronti dei dispersi della guerra civile. (BBC News)

di Dalila Mahdawi, tratto da BBC News

Coloro che scomparvero durante la guerra civile libanese negli anni ’70 e ’80 corrono il rischio di venire dimenticati all’invecchiare dei loro famigliari. Una madre che ho conosciuto è morta senza essere mai venuta a conoscere cosa fosse stato dei suoi figli.

Audette Salem era solo una delle donne i cari delle quali sono scomparsi durante la guerra civile libanese.

Durante il sanguinoso conflitto svanirono sulle 17.000 persone, la maggior parte delle quali si ritiene sia stata rapita e uccisa da gruppi armati. Ma alcuni ritengono che alcune centinaia di loro possano essere ancora in vita nelle prigioni siriane.

Ho incontrato Audette per la prima volta in una tenda fuori dai quartieri generali dell’ONU a Beirut.
Assieme ad alcune altre famiglie di persone scomparse vi si era accampata per invocare un’indagine riguardo alla loro scomparsa.

Audette, 77enne dalla corporatura minuta e un volto dallo sguardo rassegnato, mi raccontò in un tono contenuto del giorno in cui suo figlio e sua figlia scomparvero.

‘Smettila di cercare’.

Era il 1985 e la 19enne Marie-Christine e il 22enne Richard guidavano verso casa per pranzo, in compagnia del loro anziano zio George.
Da qualche parte lungo la strada furono rapiti.

A casa Audette aspettò per ore che arrivassero guardando ansiosamente dalla finestra alla ricerca di un qualche segno della loro Volkswagen arancione.
Quando le fu chiaro cosa avesse potuto esser accaduto loro si recò dai capi-milizia, mettendo a rischio la sua stessa vita per racimolare quante più informazioni possibili.
Mi disse che invariabilmente le dicevano di non sapere nulla.
Dopo di che non vide né seppe mai più nulla della sua famiglia.

Cinque anni più tardi, quando la guerra finì, Audette tornò a visitare i capi-milizia che, nel frattempo, erano divenuti funzionari pubblici.
Mi disse che le consigliarono senza alcuna compassione di porre fine alle ricerche e di mettersi il cuore in pace.

Con il passare del tempo le possibilità che Richard, Marie-Christine e George fossero ancora vivi si affievolirono.
Ciò non ostante Audette rifiutò di arrendersi, poiché la speranza era tutto ciò che le rimaneva.
Continuava a rassettare le camere dei suoi figli come se avessero potuto fare ritorno la sera stessa.
Risistemava le chitarre, le sigarette e i rasoi di Richard e spolverava il letto e i trucchi di Marie-Christine.

Amnesia di guerra.

Audette venne interpellata tre volte da una commissione istituita dal governo per indagare sulle sparizioni.
Ma si sentiva delusa dalla commissione che non pubblicò mai le sue conclusioni e fece poco, diceva lei, per indagare sulle centinaia di fosse comuni che punteggiavano il paese.

Poco dopo la fine della guerra il governo libanese approvò una legge di amnistia che proteggeva i miliziani dal venire perseguiti per crimini di guerra. Questa spense inoltre ogni speranza di dibattito pubblico sugli spargimenti di sangue.

In effetti pare che l’amnesia di guerra non sia affatto accidentale. Rispetto a quando venni in Libano per la prima volta 10 anni fa ho visto le tracce del conflitto venire quasi completamente spazzate via.
Allora ero sbalordita da tutti quegli edifici crivellati dai proiettili. Ora sono scioccata da quanto pochi di quegli edifici siano rimasti affinché la gente ricordi quella guerra.

E’ quasi come non fosse mai accaduto.
Non ci sono monumenti ufficiali alla memoria o giornate di commemorazione e fino a qualche anno fa il luogo dell’infame massacro nel campo profughi palestinese di Sabra e Shatila era adibito a discarica.

A causa della riluttanza a risvegliare ricordi della guerra poco è stato fatto da parte del governo per capire dove si trovino i dispersi.
Il primo ministro Saad Hariri ha dichiarato che si farà portavoce del tema degli scomparsi nei colloqui con la Siria, l’esercito della quale si trovava in Libano appena dopo l’inizio della guerra civile e fino a 5 anni fa.
Ma sono in molti a nutrire dei dubbi sul fatto che ne possa scaturire qualcosa di significativo.
‘In che modo’ – si chiede la gente – ‘i Libanesi si aspettano che i Siriani dicano loro dove si trovano i loro dispersi quando nemmeno loro stessi sono in grado di rispondere a questa domanda?’

Troppo tardi.

Come qualcuno dei miei amici libanesi mi dice, la guerra può essere finita sulla carta ma continua ad infuriare silenziosamente nella testa delle persone.
Tensioni settarie, prevalentemente tra gruppi rivali cristiani e islamici, continuano a caratterizzare una gran parte del tessuto sociale libanese.
Senza una discussione appropriata sul motivo che l’ha scaturito e su ciò che è accaduto durante il conflitto sono in molti a credere che i problemi non si risolveranno mai del tutto.

Per gente come Audette ogni verità sulla guerra che venga svelata sarà arrivata troppo tardi.
Ha vissuto nella sua tenda di protesta per 1495 giorni, abbandonando le comodità di una vera casa per andare incontro a estati torride ed inverni rigidi in compagnia di altri che condividevano la sua tragedia.

Ma lo scorso maggio è rimasta uccisa da un’auto in eccesso di velocità mentre attraversava la strada nei pressi della sua tenda.
Al suo funerale, tenutosi presso la tenda, più di un centinaio di amici si sono riuniti per renderle l’ultimo omaggio.
Sono venuti anche per dare un messaggio al governo: Audette ha passato gli ultimi 25 anni alla ricerca di notizie sui suoi figli ed è morta ben lontana dall’averne trovate.

Questa primavera quegli amici sperano che un giorno le preghiere di Audette possano venire esaudite.

[Articolo originale]

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